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Un bel contributo sulle occupazioni

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 Marco Barone

– Dopo le lotte ora arrivano le “botte” da parte delle Istituzioni Scolastiche. La comunità scolastica, che dopo anni di settorializzazione del conflitto ha trovato una vera unità, anche se per un breve periodo, in questi giorni registra le prime annotazioni di divisioni.

Buona parte, non tutta per fortuna, del personale scolastico, alla sola promessa di affrontare alcune problematiche della scuola, come le 24 ore o gli scatti di anzianità, hanno tirato i remi in barca, lasciando la stessa in balia del vento elettorale. Una promessa è stata idonea a rallentare o sospendere la protesta.

Ma tutte le problematiche che riguardano l’intero comparto della scuola persistono. Una scuola che vive, paradossalmente, un vero status di illegalità legale.

Per esempio continua ad essere prorogata l’applicazione nella scuola della valutazione dello stress. Eppure la normativa comunitaria la impone. Perché ciò accade?

Perché nel momento in cui la valutazione dello stress avrà luogo si scoprirà l’acqua bollente con la quale ci si potrà ustionare. Si scoprirà che l’attività svolta dal personale scolastico è usurante. Si scoprirà che non esistono strumenti né di prevenzione né di tutela idonei a soddisfare il diritto alla salute costituzionalmente garantito. Dunque una norma di legge che deroga alla Costituzione. Una legge, appunto, illegale.

Oppure pensiamo al fatto che il 40 % delle scuole del Friuli Venezia Giulia necessita di manutenzione straordinaria ed urgente. Un fatto conosciuto. Un fatto notorio. Ma ignorato. Ed allora persiste uno stato di prassi di tolleranza che diventa illegalità accettata.

Per non parlare del diritto allo studio non riconosciuto. Esistono per esempio tantissimi studenti idonei ed assegnatari di borsa di studio, ma ma non essendoci soldi, questo diritto non viene sostanzialmente riconosciuto. Altro
esempio di come una prassi di tolleranza muta l’illegale, poiché si viola il diritto allo studio degli studenti, in legale, poiché consuetudine tollerata.

Ed ora veniamo al dunque della nota dolente. Le occupazioni. Le occupazioni, anche brevi, di questo autunno ed inizio inverno, non sono un rito, non sono una omelia, ma una forma concreta e sostanziale di protesta manifesta, che ha visto gli studenti in prima linea attivarsi per denunciare l’assoluto stato di illegalità in cui si trova la scuola pubblica italiana, ove il diritto allo studio, il diritto alla salute, in primis, sono negati.
Proteste che avevano lo scopo di chiedere l’applicazione dei principi fondamentali della Costituzione, sospesi o non applicati, da norme di legge divenute illegali.

Ultimamente sono venuto a conoscenza che in una scuola un dirigente scolastico ha realizzato una circolare ove invita i docenti ad allontanare i banchi dalle finestre dell’aula considerata, perché non sicure, perché pericolanti. Domanda. Ma se quella finestra dovesse frantumarsi, i vetri colpirebbero o no gli studenti? Sarebbe a rischio la loro incolumità? E’ sufficiente il solo allontanamento dalla finestra ? No. Eppure si tollera il tutto. Una consuetudine, una tolleranza di illegalità mutata in legalità. Ed allora se è questa la legalità, viva l’illegalità.

Si eccepisce che l’occupazione sarebbe interruzione di pubblico servizio. Premesso che anche il TAR evidenzia in tema di rapporto tra l’azione penale e quella disciplinareche: “L’applicazione della sanzione disciplinare non è
condizionata dalla c.d. pregiudiziale penale, e cioè dall’accertamento del reato da parte dell’Autorità giudiziaria. Poiché l’azione penale e quella disciplinare perseguono finalità differenti ed autonome, è l’organo disciplinare che deve verificare, nell’ambito delle sue competenze e per le finalità sue proprie, se i fatti verificatesi possano integrare gli estremi del reato”.

Ci si chiede, alla luce di tutto ciò, ma perché sanzionare in via disciplinare l’occupazione manifesta? Perché sanzionare in via disciplinare chi lotta, ed altra soluzione oggi non ha, visto il perdurante stato di illegalità, visto l’accettazione tacita di situazioni illegali da parte delle Istituzioni, visto il non intervento dello Stato, vista la violazione continua dei principi fondamentali della Costituzione, di far sentire la propria voce in modo chiaro, preciso e conciso?

L’occupazione è l’effetto naturale di una violazione continua da parte dello Stato e delle sue articolazioni, della tutela del diritto allo studio e della salute e della dignità dell’intera comunità scolastica. L’occupazione è giustificata, poiché deve essere contestualizzata, alla luce dell’indifferenza delle Istituzioni preposte alla salvaguardia e garanzia di quanto ora scritto.

L’occupazione oltre ad essere legittima è, paradossalmente, anche legale. Legale perché contrasta un perdurante stato di illegalità, legale perché si chiede e pretende la giusta applicazione dei precetti costituzionali. E’ solo una questione di percezione etica e sociale.

Altro esempio. Pensiamo alla chiusura della scuola causa neve o per avverse condizioni meteorologiche che magari determinano l’allagamento delle città a causa delle cattive manutenzioni ordinarie da parte degli enti locali.
Andrebbero denunciati gli enti locali per interruzione di pubblico servizio? Ciò non accade perché è accettato dalla collettività come fattore normale la chiusura della scuola per i detti eventi, spesso, se non sempre, dovuti non all’evento naturale e prevedibile climatico, ma all’inadempienza delle amministrazioni locali. Ed i giorni di chiusura, considerati come causa di forza maggiore, non inficiano la validità dell’anno scolastico.

Perché non applicare lo stesso ragionamento nel caso dell’occupazione? Occupazione che è l’effetto della negligenza di uno Stato che non tutela la comunità scolastica ed il diritto allo studio? Perché
è una questione di forma mentis distorta.

Nei vari regolamenti che normano le sanzioni disciplinari per gli studenti, si legge il seguente principio: La sanzione disciplinare si configura come “estrema ratio” all’interno di un processo educativo che, partendo dalla qualità
della relazione insegnante-studente, vuole contribuire prima di tutto allo sviluppo armonioso e completo della personalità degli adolescenti e dei giovani, quindi alla crescita e al consolidamento, in ogni componente della comunità scolastica, di una coscienza civica che trovi nei principi e nei valori costituzionali dei saldi punti di riferimento.

Appunto, è una extrema ratio. Una extrema ratio che non ha modo di trovare applicazione nel caso di cui si discorre, perché la scuola deve imparare a gestire il conflitto non attraverso le sanzioni.

E’ paradossale sanzionare gli studenti, che anche in modo forte e determinato, tramite la via dell’occupazione, in qualità di soggetti attivi e non solo frequentatori della scuola, decidono, in modo libero e consapevole, di denunciare l’assoluto stato di precarietà in cui vive la scuola italiana. L’occupazione è l’effetto inevitabile della cattiva gestione della cosa pubblica. Non è l’occupazione che deve essere sanzionata, ma la causa.

La causa è lo Stato inadempiente. E questa è una forma di causa di giustificazione che oltre a mutare le occupazioni in atto legale, ed ovviamente legittimo, è anche sostanza di democrazia vera, reale e partecipata.

Le scuole non sono caserme, ma luoghi ove si matura la consapevolezza, il pensiero critico, ove si conosce e vive anche il conflitto, e non è la repressione sanzionatoria la soluzione alla protesta che ribadisco è solo l’effetto di uno Stato inadempiente.

Dunque, tanto detto, provo vergogna per tutti quelli che, docenti, dirigenti e studenti, sostengono l’adozione di sanzioni disciplinari verso gli studenti che protestano, perché fare ciò vuol dire essere complici di quello Stato inadempiente che mina ogni giorno l’integrità della comunità scolastica.

 

A  PROPOSITO

DI OCCUPAZIONE

 

 

Marco Barone

– Dopo le lotte ora arrivano le “botte” da parte delle Istituzioni Scolastiche. La comunità scolastica, che dopo anni di settorializzazione del conflitto ha trovato una vera unità, anche se per un breve periodo, in questi giorni registra le prime annotazioni di divisioni.

Buona parte, non tutta per fortuna, del personale scolastico, alla sola promessa di affrontare alcune problematiche della scuola, come le 24 ore o gli scatti di anzianità, hanno tirato i remi in barca, lasciando la stessa in balia del vento elettorale. Una promessa è stata idonea a rallentare o sospendere la protesta.

Ma tutte le problematiche che riguardano l’intero comparto della scuola persistono. Una scuola che vive, paradossalmente, un vero status di illegalità legale.

Per esempio continua ad essere prorogata l’applicazione nella scuola della valutazione dello stress. Eppure la normativa comunitaria la impone. Perché ciò accade?

Perché nel momento in cui la valutazione dello stress avrà luogo si scoprirà l’acqua bollente con la quale ci si potrà ustionare. Si scoprirà che l’attività svolta dal personale scolastico è usurante. Si scoprirà che non esistono strumenti né di prevenzione né di tutela idonei a soddisfare il diritto alla salute costituzionalmente garantito. Dunque una norma di legge che deroga alla Costituzione. Una legge, appunto, illegale.

Oppure pensiamo al fatto che il 40 % delle scuole del Friuli Venezia Giulia necessita di manutenzione straordinaria ed urgente. Un fatto conosciuto. Un fatto notorio. Ma ignorato. Ed allora persiste uno stato di prassi di tolleranza che diventa illegalità accettata.

Per non parlare del diritto allo studio non riconosciuto. Esistono per esempio tantissimi studenti idonei ed assegnatari di borsa di studio, ma ma non essendoci soldi, questo diritto non viene sostanzialmente riconosciuto. Altro
esempio di come una prassi di tolleranza muta l’illegale, poiché si viola il diritto allo studio degli studenti, in legale, poiché consuetudine tollerata.

Ed ora veniamo al dunque della nota dolente. Le occupazioni. Le occupazioni, anche brevi, di questo autunno ed inizio inverno, non sono un rito, non sono una omelia, ma una forma concreta e sostanziale di protesta manifesta, che ha visto gli studenti in prima linea attivarsi per denunciare l’assoluto stato di illegalità in cui si trova la scuola pubblica italiana, ove il diritto allo studio, il diritto alla salute, in primis, sono negati.
Proteste che avevano lo scopo di chiedere l’applicazione dei principi fondamentali della Costituzione, sospesi o non applicati, da norme di legge divenute illegali.

Ultimamente sono venuto a conoscenza che in una scuola un dirigente scolastico ha realizzato una circolare ove invita i docenti ad allontanare i banchi dalle finestre dell’aula considerata, perché non sicure, perché pericolanti. Domanda. Ma se quella finestra dovesse frantumarsi, i vetri colpirebbero o no gli studenti? Sarebbe a rischio la loro incolumità? E’ sufficiente il solo allontanamento dalla finestra ? No. Eppure si tollera il tutto. Una consuetudine, una tolleranza di illegalità mutata in legalità. Ed allora se è questa la legalità, viva l’illegalità.

Si eccepisce che l’occupazione sarebbe interruzione di pubblico servizio. Premesso che anche il TAR evidenzia in tema di rapporto tra l’azione penale e quella disciplinareche: “L’applicazione della sanzione disciplinare non è
condizionata dalla c.d. pregiudiziale penale, e cioè dall’accertamento del reato da parte dell’Autorità giudiziaria. Poiché l’azione penale e quella disciplinare perseguono finalità differenti ed autonome, è l’organo disciplinare che deve verificare, nell’ambito delle sue competenze e per le finalità sue proprie, se i fatti verificatesi possano integrare gli estremi del reato”.

Ci si chiede, alla luce di tutto ciò, ma perché sanzionare in via disciplinare l’occupazione manifesta? Perché sanzionare in via disciplinare chi lotta, ed altra soluzione oggi non ha, visto il perdurante stato di illegalità, visto l’accettazione tacita di situazioni illegali da parte delle Istituzioni, visto il non intervento dello Stato, vista la violazione continua dei principi fondamentali della Costituzione, di far sentire la propria voce in modo chiaro, preciso e conciso?

L’occupazione è l’effetto naturale di una violazione continua da parte dello Stato e delle sue articolazioni, della tutela del diritto allo studio e della salute e della dignità dell’intera comunità scolastica. L’occupazione è giustificata, poiché deve essere contestualizzata, alla luce dell’indifferenza delle Istituzioni preposte alla salvaguardia e garanzia di quanto ora scritto.

L’occupazione oltre ad essere legittima è, paradossalmente, anche legale. Legale perché contrasta un perdurante stato di illegalità, legale perché si chiede e pretende la giusta applicazione dei precetti costituzionali. E’ solo una questione di percezione etica e sociale.

Altro esempio. Pensiamo alla chiusura della scuola causa neve o per avverse condizioni meteorologiche che magari determinano l’allagamento delle città a causa delle cattive manutenzioni ordinarie da parte degli enti locali.
Andrebbero denunciati gli enti locali per interruzione di pubblico servizio? Ciò non accade perché è accettato dalla collettività come fattore normale la chiusura della scuola per i detti eventi, spesso, se non sempre, dovuti non all’evento naturale e prevedibile climatico, ma all’inadempienza delle amministrazioni locali. Ed i giorni di chiusura, considerati come causa di forza maggiore, non inficiano la validità dell’anno scolastico.

Perché non applicare lo stesso ragionamento nel caso dell’occupazione? Occupazione che è l’effetto della negligenza di uno Stato che non tutela la comunità scolastica ed il diritto allo studio? Perché
è una questione di forma mentis distorta.

Nei vari regolamenti che normano le sanzioni disciplinari per gli studenti, si legge il seguente principio: La sanzione disciplinare si configura come “estrema ratio” all’interno di un processo educativo che, partendo dalla qualità
della relazione insegnante-studente, vuole contribuire prima di tutto allo sviluppo armonioso e completo della personalità degli adolescenti e dei giovani, quindi alla crescita e al consolidamento, in ogni componente della comunità scolastica, di una coscienza civica che trovi nei principi e nei valori costituzionali dei saldi punti di riferimento.

Appunto, è una extrema ratio. Una extrema ratio che non ha modo di trovare applicazione nel caso di cui si discorre, perché la scuola deve imparare a gestire il conflitto non attraverso le sanzioni.

E’ paradossale sanzionare gli studenti, che anche in modo forte e determinato, tramite la via dell’occupazione, in qualità di soggetti attivi e non solo frequentatori della scuola, decidono, in modo libero e consapevole, di denunciare l’assoluto stato di precarietà in cui vive la scuola italiana. L’occupazione è l’effetto inevitabile della cattiva gestione della cosa pubblica. Non è l’occupazione che deve essere sanzionata, ma la causa.

La causa è lo Stato inadempiente. E questa è una forma di causa di giustificazione che oltre a mutare le occupazioni in atto legale, ed ovviamente legittimo, è anche sostanza di democrazia vera, reale e partecipata.

Le scuole non sono caserme, ma luoghi ove si matura la consapevolezza, il pensiero critico, ove si conosce e vive anche il conflitto, e non è la repressione sanzionatoria la soluzione alla protesta che ribadisco è solo l’effetto di uno Stato inadempiente.

Dunque, tanto detto, provo vergogna per tutti quelli che, docenti, dirigenti e studenti, sostengono l’adozione di sanzioni disciplinari verso gli studenti che protestano, perché fare ciò vuol dire essere complici di quello Stato inadempiente che mina ogni giorno l’integrità della comunità scolastica.

 

A  PROPOSITO

DI OCCUPAZIONE

 

 

Marco Barone

– Dopo le lotte ora arrivano le “botte” da parte delle Istituzioni Scolastiche. La comunità scolastica, che dopo anni di settorializzazione del conflitto ha trovato una vera unità, anche se per un breve periodo, in questi giorni registra le prime annotazioni di divisioni.

Buona parte, non tutta per fortuna, del personale scolastico, alla sola promessa di affrontare alcune problematiche della scuola, come le 24 ore o gli scatti di anzianità, hanno tirato i remi in barca, lasciando la stessa in balia del vento elettorale. Una promessa è stata idonea a rallentare o sospendere la protesta.

Ma tutte le problematiche che riguardano l’intero comparto della scuola persistono. Una scuola che vive, paradossalmente, un vero status di illegalità legale.

Per esempio continua ad essere prorogata l’applicazione nella scuola della valutazione dello stress. Eppure la normativa comunitaria la impone. Perché ciò accade?

Perché nel momento in cui la valutazione dello stress avrà luogo si scoprirà l’acqua bollente con la quale ci si potrà ustionare. Si scoprirà che l’attività svolta dal personale scolastico è usurante. Si scoprirà che non esistono strumenti né di prevenzione né di tutela idonei a soddisfare il diritto alla salute costituzionalmente garantito. Dunque una norma di legge che deroga alla Costituzione. Una legge, appunto, illegale.

Oppure pensiamo al fatto che il 40 % delle scuole del Friuli Venezia Giulia necessita di manutenzione straordinaria ed urgente. Un fatto conosciuto. Un fatto notorio. Ma ignorato. Ed allora persiste uno stato di prassi di tolleranza che diventa illegalità accettata.

Per non parlare del diritto allo studio non riconosciuto. Esistono per esempio tantissimi studenti idonei ed assegnatari di borsa di studio, ma ma non essendoci soldi, questo diritto non viene sostanzialmente riconosciuto. Altro
esempio di come una prassi di tolleranza muta l’illegale, poiché si viola il diritto allo studio degli studenti, in legale, poiché consuetudine tollerata.

Ed ora veniamo al dunque della nota dolente. Le occupazioni. Le occupazioni, anche brevi, di questo autunno ed inizio inverno, non sono un rito, non sono una omelia, ma una forma concreta e sostanziale di protesta manifesta, che ha visto gli studenti in prima linea attivarsi per denunciare l’assoluto stato di illegalità in cui si trova la scuola pubblica italiana, ove il diritto allo studio, il diritto alla salute, in primis, sono negati.
Proteste che avevano lo scopo di chiedere l’applicazione dei principi fondamentali della Costituzione, sospesi o non applicati, da norme di legge divenute illegali.

Ultimamente sono venuto a conoscenza che in una scuola un dirigente scolastico ha realizzato una circolare ove invita i docenti ad allontanare i banchi dalle finestre dell’aula considerata, perché non sicure, perché pericolanti. Domanda. Ma se quella finestra dovesse frantumarsi, i vetri colpirebbero o no gli studenti? Sarebbe a rischio la loro incolumità? E’ sufficiente il solo allontanamento dalla finestra ? No. Eppure si tollera il tutto. Una consuetudine, una tolleranza di illegalità mutata in legalità. Ed allora se è questa la legalità, viva l’illegalità.

Si eccepisce che l’occupazione sarebbe interruzione di pubblico servizio. Premesso che anche il TAR evidenzia in tema di rapporto tra l’azione penale e quella disciplinareche: “L’applicazione della sanzione disciplinare non è
condizionata dalla c.d. pregiudiziale penale, e cioè dall’accertamento del reato da parte dell’Autorità giudiziaria. Poiché l’azione penale e quella disciplinare perseguono finalità differenti ed autonome, è l’organo disciplinare che deve verificare, nell’ambito delle sue competenze e per le finalità sue proprie, se i fatti verificatesi possano integrare gli estremi del reato”.

Ci si chiede, alla luce di tutto ciò, ma perché sanzionare in via disciplinare l’occupazione manifesta? Perché sanzionare in via disciplinare chi lotta, ed altra soluzione oggi non ha, visto il perdurante stato di illegalità, visto l’accettazione tacita di situazioni illegali da parte delle Istituzioni, visto il non intervento dello Stato, vista la violazione continua dei principi fondamentali della Costituzione, di far sentire la propria voce in modo chiaro, preciso e conciso?

L’occupazione è l’effetto naturale di una violazione continua da parte dello Stato e delle sue articolazioni, della tutela del diritto allo studio e della salute e della dignità dell’intera comunità scolastica. L’occupazione è giustificata, poiché deve essere contestualizzata, alla luce dell’indifferenza delle Istituzioni preposte alla salvaguardia e garanzia di quanto ora scritto.

L’occupazione oltre ad essere legittima è, paradossalmente, anche legale. Legale perché contrasta un perdurante stato di illegalità, legale perché si chiede e pretende la giusta applicazione dei precetti costituzionali. E’ solo una questione di percezione etica e sociale.

Altro esempio. Pensiamo alla chiusura della scuola causa neve o per avverse condizioni meteorologiche che magari determinano l’allagamento delle città a causa delle cattive manutenzioni ordinarie da parte degli enti locali.
Andrebbero denunciati gli enti locali per interruzione di pubblico servizio? Ciò non accade perché è accettato dalla collettività come fattore normale la chiusura della scuola per i detti eventi, spesso, se non sempre, dovuti non all’evento naturale e prevedibile climatico, ma all’inadempienza delle amministrazioni locali. Ed i giorni di chiusura, considerati come causa di forza maggiore, non inficiano la validità dell’anno scolastico.

Perché non applicare lo stesso ragionamento nel caso dell’occupazione? Occupazione che è l’effetto della negligenza di uno Stato che non tutela la comunità scolastica ed il diritto allo studio? Perché
è una questione di forma mentis distorta.

Nei vari regolamenti che normano le sanzioni disciplinari per gli studenti, si legge il seguente principio: La sanzione disciplinare si configura come “estrema ratio” all’interno di un processo educativo che, partendo dalla qualità
della relazione insegnante-studente, vuole contribuire prima di tutto allo sviluppo armonioso e completo della personalità degli adolescenti e dei giovani, quindi alla crescita e al consolidamento, in ogni componente della comunità scolastica, di una coscienza civica che trovi nei principi e nei valori costituzionali dei saldi punti di riferimento.

Appunto, è una extrema ratio. Una extrema ratio che non ha modo di trovare applicazione nel caso di cui si discorre, perché la scuola deve imparare a gestire il conflitto non attraverso le sanzioni.

E’ paradossale sanzionare gli studenti, che anche in modo forte e determinato, tramite la via dell’occupazione, in qualità di soggetti attivi e non solo frequentatori della scuola, decidono, in modo libero e consapevole, di denunciare l’assoluto stato di precarietà in cui vive la scuola italiana. L’occupazione è l’effetto inevitabile della cattiva gestione della cosa pubblica. Non è l’occupazione che deve essere sanzionata, ma la causa.

La causa è lo Stato inadempiente. E questa è una forma di causa di giustificazione che oltre a mutare le occupazioni in atto legale, ed ovviamente legittimo, è anche sostanza di democrazia vera, reale e partecipata.

Le scuole non sono caserme, ma luoghi ove si matura la consapevolezza, il pensiero critico, ove si conosce e vive anche il conflitto, e non è la repressione sanzionatoria la soluzione alla protesta che ribadisco è solo l’effetto di uno Stato inadempiente.

Dunque, tanto detto, provo vergogna per tutti quelli che, docenti, dirigenti e studenti, sostengono l’adozione di sanzioni disciplinari verso gli studenti che protestano, perché fare ciò vuol dire essere complici di quello Stato inadempiente che mina ogni giorno l’integrità della comunità scolastica.

 

A  PROPOSITO

DI OCCUPAZIONE

 

 

Marco Barone

– Dopo le lotte ora arrivano le “botte” da parte delle Istituzioni Scolastiche. La comunità scolastica, che dopo anni di settorializzazione del conflitto ha trovato una vera unità, anche se per un breve periodo, in questi giorni registra le prime annotazioni di divisioni.

Buona parte, non tutta per fortuna, del personale scolastico, alla sola promessa di affrontare alcune problematiche della scuola, come le 24 ore o gli scatti di anzianità, hanno tirato i remi in barca, lasciando la stessa in balia del vento elettorale. Una promessa è stata idonea a rallentare o sospendere la protesta.

Ma tutte le problematiche che riguardano l’intero comparto della scuola persistono. Una scuola che vive, paradossalmente, un vero status di illegalità legale.

Per esempio continua ad essere prorogata l’applicazione nella scuola della valutazione dello stress. Eppure la normativa comunitaria la impone. Perché ciò accade?

Perché nel momento in cui la valutazione dello stress avrà luogo si scoprirà l’acqua bollente con la quale ci si potrà ustionare. Si scoprirà che l’attività svolta dal personale scolastico è usurante. Si scoprirà che non esistono strumenti né di prevenzione né di tutela idonei a soddisfare il diritto alla salute costituzionalmente garantito. Dunque una norma di legge che deroga alla Costituzione. Una legge, appunto, illegale.

Oppure pensiamo al fatto che il 40 % delle scuole del Friuli Venezia Giulia necessita di manutenzione straordinaria ed urgente. Un fatto conosciuto. Un fatto notorio. Ma ignorato. Ed allora persiste uno stato di prassi di tolleranza che diventa illegalità accettata.

Per non parlare del diritto allo studio non riconosciuto. Esistono per esempio tantissimi studenti idonei ed assegnatari di borsa di studio, ma ma non essendoci soldi, questo diritto non viene sostanzialmente riconosciuto. Altro
esempio di come una prassi di tolleranza muta l’illegale, poiché si viola il diritto allo studio degli studenti, in legale, poiché consuetudine tollerata.

Ed ora veniamo al dunque della nota dolente. Le occupazioni. Le occupazioni, anche brevi, di questo autunno ed inizio inverno, non sono un rito, non sono una omelia, ma una forma concreta e sostanziale di protesta manifesta, che ha visto gli studenti in prima linea attivarsi per denunciare l’assoluto stato di illegalità in cui si trova la scuola pubblica italiana, ove il diritto allo studio, il diritto alla salute, in primis, sono negati.
Proteste che avevano lo scopo di chiedere l’applicazione dei principi fondamentali della Costituzione, sospesi o non applicati, da norme di legge divenute illegali.

Ultimamente sono venuto a conoscenza che in una scuola un dirigente scolastico ha realizzato una circolare ove invita i docenti ad allontanare i banchi dalle finestre dell’aula considerata, perché non sicure, perché pericolanti. Domanda. Ma se quella finestra dovesse frantumarsi, i vetri colpirebbero o no gli studenti? Sarebbe a rischio la loro incolumità? E’ sufficiente il solo allontanamento dalla finestra ? No. Eppure si tollera il tutto. Una consuetudine, una tolleranza di illegalità mutata in legalità. Ed allora se è questa la legalità, viva l’illegalità.

Si eccepisce che l’occupazione sarebbe interruzione di pubblico servizio. Premesso che anche il TAR evidenzia in tema di rapporto tra l’azione penale e quella disciplinareche: “L’applicazione della sanzione disciplinare non è
condizionata dalla c.d. pregiudiziale penale, e cioè dall’accertamento del reato da parte dell’Autorità giudiziaria. Poiché l’azione penale e quella disciplinare perseguono finalità differenti ed autonome, è l’organo disciplinare che deve verificare, nell’ambito delle sue competenze e per le finalità sue proprie, se i fatti verificatesi possano integrare gli estremi del reato”.

Ci si chiede, alla luce di tutto ciò, ma perché sanzionare in via disciplinare l’occupazione manifesta? Perché sanzionare in via disciplinare chi lotta, ed altra soluzione oggi non ha, visto il perdurante stato di illegalità, visto l’accettazione tacita di situazioni illegali da parte delle Istituzioni, visto il non intervento dello Stato, vista la violazione continua dei principi fondamentali della Costituzione, di far sentire la propria voce in modo chiaro, preciso e conciso?

L’occupazione è l’effetto naturale di una violazione continua da parte dello Stato e delle sue articolazioni, della tutela del diritto allo studio e della salute e della dignità dell’intera comunità scolastica. L’occupazione è giustificata, poiché deve essere contestualizzata, alla luce dell’indifferenza delle Istituzioni preposte alla salvaguardia e garanzia di quanto ora scritto.

L’occupazione oltre ad essere legittima è, paradossalmente, anche legale. Legale perché contrasta un perdurante stato di illegalità, legale perché si chiede e pretende la giusta applicazione dei precetti costituzionali. E’ solo una questione di percezione etica e sociale.

Altro esempio. Pensiamo alla chiusura della scuola causa neve o per avverse condizioni meteorologiche che magari determinano l’allagamento delle città a causa delle cattive manutenzioni ordinarie da parte degli enti locali.
Andrebbero denunciati gli enti locali per interruzione di pubblico servizio? Ciò non accade perché è accettato dalla collettività come fattore normale la chiusura della scuola per i detti eventi, spesso, se non sempre, dovuti non all’evento naturale e prevedibile climatico, ma all’inadempienza delle amministrazioni locali. Ed i giorni di chiusura, considerati come causa di forza maggiore, non inficiano la validità dell’anno scolastico.

Perché non applicare lo stesso ragionamento nel caso dell’occupazione? Occupazione che è l’effetto della negligenza di uno Stato che non tutela la comunità scolastica ed il diritto allo studio? Perché
è una questione di forma mentis distorta.

Nei vari regolamenti che normano le sanzioni disciplinari per gli studenti, si legge il seguente principio: La sanzione disciplinare si configura come “estrema ratio” all’interno di un processo educativo che, partendo dalla qualità
della relazione insegnante-studente, vuole contribuire prima di tutto allo sviluppo armonioso e completo della personalità degli adolescenti e dei giovani, quindi alla crescita e al consolidamento, in ogni componente della comunità scolastica, di una coscienza civica che trovi nei principi e nei valori costituzionali dei saldi punti di riferimento.

Appunto, è una extrema ratio. Una extrema ratio che non ha modo di trovare applicazione nel caso di cui si discorre, perché la scuola deve imparare a gestire il conflitto non attraverso le sanzioni.

E’ paradossale sanzionare gli studenti, che anche in modo forte e determinato, tramite la via dell’occupazione, in qualità di soggetti attivi e non solo frequentatori della scuola, decidono, in modo libero e consapevole, di denunciare l’assoluto stato di precarietà in cui vive la scuola italiana. L’occupazione è l’effetto inevitabile della cattiva gestione della cosa pubblica. Non è l’occupazione che deve essere sanzionata, ma la causa.

La causa è lo Stato inadempiente. E questa è una forma di causa di giustificazione che oltre a mutare le occupazioni in atto legale, ed ovviamente legittimo, è anche sostanza di democrazia vera, reale e partecipata.

Le scuole non sono caserme, ma luoghi ove si matura la consapevolezza, il pensiero critico, ove si conosce e vive anche il conflitto, e non è la repressione sanzionatoria la soluzione alla protesta che ribadisco è solo l’effetto di uno Stato inadempiente.

Dunque, tanto detto, provo vergogna per tutti quelli che, docenti, dirigenti e studenti, sostengono l’adozione di sanzioni disciplinari verso gli studenti che protestano, perché fare ciò vuol dire essere complici di quello Stato inadempiente che mina ogni giorno l’integrità della comunità scolastica.

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