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Democrazia interinale

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di Antonio Caputo

Se mi chiamano, sono pronto“. Il prof. Monti  sale in politica, non si sporca le mani con le elezioni. E’ pronto a governare, ma solo se lo chiamano le persone giuste. La Repubblica è entusiasta: ” Monti si propone nell’unico modo in cui sa farlo un civil servant disposto ad essere “chiamato” piuttosto che votato dal popolo. Mette se stesso e la sua Agenda a disposizione del Paese….”. Finito il tempo delle escort in politica, siamo alla democrazia-squillo, ma sobria e di classe (in tutti i sensi). Il popolo è ignorante, sgradevolmente choosy (ha fame ma rifiuta le brioches) e pretende persino di scegliersi il governo.

Il Professore viene presentato come il nuovo campione dei moderati. Se si passano rapidamente in rassegna i volti più popolari e le pulsioni piu forti del moderatismo italico, non si può non concordare: Monti incarna le migliori virtù del nostro popolo. “Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano gli antichi Romani. Al nostro ex premier – il più grande statista dopo De Gasperi , dicono – stava talmente a cuore la pace sociale che, a fronte dell’impoverimento generalizzato, non ha lesinato un centesimo nell’acquisto degli F-35. Non per niente Berlusconi, uno che di esagerazioni se ne intende, lo voleva a capo del centrodestra.

Se si esclude Scalfari – che, tra l’altro, non ne ha mai azzeccata una – salgono oggi sul carro di Monti gli stessi soggetti che ieri osannavano Berlusconi: banchieri, industriali, sindacati venduti, Comunione e Liberazione, giornali, peones della politica. Alla lista non poteva mancare il Vaticano. Per il liberale Monti è prontamente arrivato l’endorsement della più prestigiosa istituzione illiberale del pianeta, che molto ha apprezzato “la concretezza e il metodo innovativo” del Professore. Sentir parlare i cardinali di concretezza e innovazione può anche far sorridere, fatto sta che il governo Monti ha minacciato il ricorso contro la bocciatura dell’infame legge 40 sulla procreazione assistita da parte della Corte di Giustizia europea. Quando l’Europa ci chiede di essere europei sui temi dei diritti civili, il “liberale” Monti diventa sanfedista.

Poi c’è l’inestinguibile razza dei politici politicanti che dopo l’orgia della modernità casereccia in salsa berlusconiana, si imbarca nella nuova avventura della modernità rigorista montiana. Il più convinto, e visibile, predicatore del pareggio di bilancio è Pierfurby Casini, ex sostenitore dei bilanci taroccati ai tempi del Caimano, ex sodale del governatore calvinista Totò Cuffaro, ex portaborse di quel Forlani che lo portò, nel Pleistocene, in Parlamento. Di economia il Nostro non sa una mazza, mentre sui diritti civili è un vero gigante, ci ha quasi doppiati come nella Formula 1 del suo amico Montezumolo: lo segnalano, negli ultimi tempi, sui tornanti dell’alto medioevo.  Intanto annuncia così la nuova era della moralità:”Ci sono politici che meritano di andare a casa perchè hanno usato la politica e non l’hanno servita”. Come dire: a volte, per un’autobiografia, bastano due righe.

 

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