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Scuola: come ripartire

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di Antonio Caputo

La recente approvazione della Legge di stabilità conferma la filosofia dei tagli all’istruzione, alla sanità, al welfare, dell’aggressione ai diritti sociali faticosamente conquistati nei decenni passati. L’apparato mediatico e culturale a supporto della linea dell’austerità continua la campagna martellante che considera i tagli e l’impoverimento generale un passaggio naturale ed ineludibile per uscire dalla crisi.

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Dal mondo della scuola si è levata una voce discorde rispetto alla vulgata rigorista. In una fase di grave crisi economica è di fondamentale importanza investire nella conoscenza, nella ricerca e nell’innovazione. La nostra mobilitazione andava ben oltre la protesta contro lo stravolgimento unilaterale del contratto di lavoro (la questione delle 24 ore); docenti e studenti hanno posto, in questi ultimi mesi, il tema della centralità della scuola pubblica in un contesto economico-sociale estremamente difficile per il nostro Paese.
La mobilitazione delle forze più vitali della scuola ha colto di sorpresa le burocrazie sindacali subalterne al governo e responsabili di tanti accordi al ribasso che hanno contribuito a svilire la dignità e la credibilità del nostro lavoro. Nel mese di novembre Cisl, Uil, Gilda e Snals hanno firmato un accordo che riconosce gli scatti di anzianità maturati nel 2011, ma che va ad attingere le risorse necessarie nei fondi della tanto sbandierata autonomia scolastica (istituiti, peraltro, per compensare, in parte, i magri aumenti contrattuali della categoria). Si riconosce un giusto diritto ad alcuni lavoratori, ma lo si finanzia tagliando il salario accessorio di tutti. Si scatena una guerra tra poveri e si taglia il Fondo di Istituto ad anno scolastico e a progetti già avviati. L’accordo prevede anche un “impegno sulla produttività”, che dovrà essere approfondito nelle prossime scadenze contrattuali. L’intenzione, abbastanza chiara, è quella di far svolgere a titolo gratuito, in futuro, alcune attività finora retribuite col Fondo di istituto. L’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario, con modalità diverse, potrebbe essere riproposto dal prossimo governo. I tagli al MOF si aggirano intorno al 38%. Una prima risposta ai tagli del Fondo di Istituto potrebbe essere quella di trasformare la sospensione di alcune attività in dimissioni dei docenti coinvolti (funzioni strumentali, coordinatori di classe, responsabili di dipartimento e di progetti).
Siamo in una fase ormai avanzata dell’anno scolastico e anche nel vivo della campagna elettorale. Il mondo della politica, in Italia, riserva da sempre alla scuola un’attenzione assai superficiale: neanche la sciagurata riforma Gelmini ha suscitato grandi dibattiti, né ha scatenato battaglie parlamentari. E’ quindi importante tener viva l’attenzione sui problemi della scuola italiana, saper sfruttare il piccolo patrimonio di impegno, di capacità organizzativa, di creatività, accumulato in questi mesi. Dovremo essere capaci , coordinandoci anche a livello nazionale, di dare visibilità alle nostre rivendicazioni, trovare tempi e modi per imporle nel dibattito pubblico, incalzare il ceto politico, costringerlo ad andare oltre qualche generica enunciazione di principio a fini elettorali.
Bisogna mettere a nudo le conseguenze dei tagli sulla qualità del nostro lavoro e sui costi aggiuntivi che andranno a ricadere sulle famiglie. Come lavoratori della scuola non possiamo accettare che sull’altare dell’austerità venga sacrificato il futuro dei nostri giovani.
La posta è molto alta e la strada è tutta in salita, ma questa volta ci giochiamo un bel pezzo di futuro.

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