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Invalsi, il colpo di mano di Pdl e Lega

di Marina Boscaino e Bruno Moretto

Accade che, con un colpo di mano – a Camere sciolte – PDL e Lega (il PD non ha partecipato al voto), su pressione del governo, hanno dato parere favorevole in Commissione Istruzione del Senato al DPR sul sistema nazionale di valutazione, che si fonda sul potere del Ministro, sull’azione discrezionale di una propria diretta emanazione (l’Invalsi) e che intende rendere studenti e insegnanti, saperi e pratiche didattiche, subordinati alla valutazione basata sui test.

Dieci associazioni hanno pubblicato il documento “La valutazione: un impegno condiviso”, ma la strategia arrembante ed autoritaria del veni, vidi, vici su materie nevralgiche – sottratte volontariamente al dibattito e alla condivisione – continua ad imperversare anche nelle ultime azioni di un Governo non nuovo a colpi “a sorpresa”, fortunatamente sventati. Mancano ancora i pareri delle commissioni della Camera ma il rischio che il dpr venga emanato ugualmente è alto. È stato inviato ad opera delle stesse associazioni un appello ai leader del centrosinistra, cui hanno prontamente risposto Bersani,Ingroia e Guidoni (SEL).

Anche coloro che non hanno a che fare direttamente con la scuola sanno che il tema della valutazione è uno dei più controversi e problematici, che hanno infiammato rigurgiti di partecipazione e di protesta in questi anni complicati e difficili su tanti fronti. La “vulgata” neoliberista, allo stesso modo di quella di un incauto uomo della strada, pensa che tali proteste siano state animate da un acritico rifiuto da parte del mondo della scuola (desideroso di conservare – sic! – i propri presunti privilegi) di qualsiasi forma di valutazione. Dal tentativo di rimanere – come ci ha accusati di essere il premier uscente – corporativi e impuniti.

Non è così. Il percorso della valutazione nel nostro Paese, nonostante i numerosi richiami al taumaturgico “ce lo chiede l’Europa”, è stato molto lontano e differente da quello dei Paesi europei che, almeno dagli anni ’80, studiano e investono su questo tema, individuando in esso uno degli istrumenti principali per determinare interventi e cambiamenti migliorativi nei propri sistemi scolastici.

L’introduzione in Italia della valutazione degli apprendimenti degli studenti risale al Ministro Moratti (Dlvo 286/2004).

La sua applicazione ha creato fin da subito molte polemiche, per il piglio punitivo nei confronti delle scuole che il ministro seppe imprimere a quel testo.

Il ministro Fioroni nel 2007 inserisce i test Invalsi di lingua e matematica nell’esame di Stato di terza media, ma prevede una valutazione di sistema a campione.

La Gelmini, seguendo il documento di Checchi, Ichino e Vittadini del 2008, si propone di imporre a tutti gli studenti la somministrazione di tali prove al fine di costruire un’anagrafe degli studenti che li segua nel loro percorso scolastico. Cade il principio della valutazione di contesto; viene messa in discussione la competenza primaria dei docenti sulla valutazione in nome di una presunta oggettività dei test; vengono inseriti nel mansionario dei docenti voci non contrattualizzate; si scavalcano presupposti determinanti per l’impianto didattico-padagogico della scuola italiana. Per giunta l’affidatario della elaborazione e della rilevazione dei test – l’Invalsi – è un istituto alle dirette dipendenze del Ministro, controllato da commissari straordinari e da un comitato di indirizzo fin dall’inizio in orbita CL (Ugolini e Vittadini).

Seguono tre anni di introduzione surrettizia dei test Invalsi e le proteste che molti ricorderanno di genitori, studenti e docenti.

Il governo Monti nomina sottosegretaria all’istruzione con delega alla valutazione proprio la Prof. Elena Ugolini, dirigente del Liceo privato Malpighi di Bologna.

Per superare le contestazioni e le “beghe” giuridico-contrattuali viene introdotto nel decreto semplificazioni del 9/02/12 l’art. 51 che prevede:

2. Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d’istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti, di cui all’articolo 1, comma 5, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176.

Viene promosso dal basso un emendamento – che raccoglie più di 6mila adesioni in un mese – che vincola le rilevazioni a campioni e non a tutta la popolazione scolastica; e la somministrazione delle prove stesse alla formazione di adeguati rilevatori esterni, nel rispetto del grado di scuola e dei criteri di rappresentatività del campione.

Il Governo pone la fiducia sul decreto, che viene trasformato in un odg di PD e IDV accolto dal Governo il 29/03/12.

Il 24 agosto 2012 il Consiglio dei Ministri emana una bozza di DPR contenente il regolamento sul Sistema Nazionale di Valutazione, che sconfessa l’odg e ripropone il modello del 2008: tutto il potere al ministro e all’Invalsi, scuole oggetto di valutazione e non protagoniste, test obbligatori per studenti e scuole.

Il CNPI emana un parere molto critico in data 20/11/12.

Il Consiglio di Stato, nel suo parere del 16/01/13, rileva una serie di forzature e incongruenze del decreto nei confronti della legge di cui è emanazione, che imporrebbero un profondo ripensamento.

Nonostante questo – a Camere sciolte – il 23 gennaio il governo chiede il previsto e ultimo parere con procedura d’urgenza.

Il 15 febbraio la Commissione Istruzione del Senato dà parere favorevole a maggioranza nonostante l’assenza dichiarata dall’aula della delegazione PD.

Ed eccoci tornati all’inizio del nostro intervento. Il parere favorevole in Senato rischia di attribuire al ministro di turno il potere di definire le strategie educative e, attraverso l’Invalsi, «gli indicatori di efficienza e di efficacia in base ai quali si individuano le istituzioni scolastiche e formative da sottoporre valutazione esterna».

All’Invalsi (ripetiamo, un organismo non autonomo, ma direttamente dipendente dal ministero) verrebbe attribuito un ruolo spropositato: controllare tutto il sistema, addirittura “curare la selezione, la formazione dell’elenco degli esperti dei nuclei della valutazione esterna e pure quella degli ispettori», con modalità discrezionali e senza alcuna previsione di un concorso pubblico. Il decreto obbligherebbe le scuole ad essere sottoposte alle rilevazioni, confermando l’impostazione-Gelmini del 2008.

L’autonomia scolastica, costituzionalmente sancita, continua ad essere sotto attacco: la scuola deve essere restituita alla sua funzione di istituzione dello Stato (come la magistratura), che persegue fini di interesse generale e sottratta alla funzione di servizio che le scelte politiche ed amministrative le hanno attribuito dal ’93 ad oggi. Non sono bastati i pareri critici del Cnpi e addirittura del Consiglio di Stato. Certamente la data del 28 febbraio, in cui scadranno i decreti di nomina dei commissari straordinari di Indire e Invalsi, che – insieme al corpo ispettivo – costituirebbero il Sistema Nazionale di Valutazione, e la scadenza della data di presentazione delle candidature alla presidenza dei consigli dei due organismi motivano la fretta di Profumo. Che sta perciò tentando – a Camere sciolte – di far passare come “attività ordinaria”.
Il giro di vite che Profumo ha tentato su Invalsi, così come su Anvur, è inaccettabile. È bene che docenti e studenti siano consapevoli del rischio che stiamo correndo. Perché – se tutto andasse secondo la volontà del ministro uscente – si determinerebbero condizioni tali da annullare anni di mobilitazione. E – soprattutto – c’è la necessità di affrontare un tema così importante partendo dalle proposte operative concrete del mondo della scuola.

Marina Boscaino e Bruno Moretto

(20 febbraio 2013)

 

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