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MARINA BOSCAINO – La pericolosa demagogia di Renzi sulla scuola

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Tra pochissimi giorni Matteo Renzi verrà “incoronato” segretario del Pd.

Finalmente il nuovo (che è avanzato) ci farà vedere di che cosa (oltre che di affabulare) è capace. Intanto registro un inconsueto e sospetto evocare, reiterare, indugiare, sottolineare il tema della scuola: anche lunedì sera, a “Piazza Pulita”, non c’è stato argomento che non sia stato anticipato da un “bisogna ricominciare dalla scuola”. Su come si debba ricominciare dalla scuola, il rottamatore è tutt’ora vago. Ma certamente più cauto di quanto fosse solo un anno fa.

Questi, infatti, i punti contenuti nel programma – “Una scuola in cui si impara davvero” – con cui si candidò a partecipare alle primarie del centro sinistra: al centro l’autonomia, ampia, “anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie”. Chiamata diretta dei docenti in salsa dirigista?

  1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica e sull’upgrade tecnologico della didattica;
  2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuovo Sistema di Valutazione centrato sull’azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicinare gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull’azione della Ofsted;
  3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della performance delle strutture loro affidate;
  4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull’effettiva capacità di insegnare;
  5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: aggiornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell’età evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.
  6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.

Avete letto bene: riuscite a pensare a qualcosa di più catastroficamente e pericolosamente raffazzonato, che tenga dentro tutti, ma proprio tutti, i must della presunta modernità e del più violento pensiero neoliberista sulla scuola (valutazione, upgrade tecnologico della didattica (sic!), chiamata diretta, progetto Valorizza (ma sapeva che ignobile fiasco è stato, quando ha scritto questo programma?), premio economico per gli insegnanti migliori, performance, ecc)?

Evidentemente nel frattempo qualcuno ha suggerito a Matteo Renzi qual è il peso della scuola sull’elettorato attivo; e quale esso sia sull’elettorato del Pd. Sarà stato pure informato che le dichiarazioni da “veni, vidi, vici”, cui ci ha abituato, mal si conciliano con la complessità della scuola. Non glielo aveva spiegato sua moglie, evocata spessissimo come “insegnante precaria”?

Intanto sarebbe interessante che Renzi, oltre a dichiarare di “voler/dover partire dalla scuola” (la solita fuffa, su cui tutti si sono spesi prima – e solo prima – di qualsiasi tornata elettorale, e che quindi non significa nulla), dicesse, semmai, dove intende trovare i fondi e –soprattutto – da dove intende toglierli. E quindi qual è la sua autentica scala di priorità e di valori.

Già che c’è, ci facesse sapere: cosa pensa dei salari del personale della scuola, bloccati da anni; del “liceo breve”, sperimentato illegittimamente da Carrozza in chiave falso-europeista, in realtà per risparmiare ulteriormente sulla scuola; dell’Invalsi e del Sistema Nazionale di Valutazione; della democrazia scolastica, alla quale i suoi compagni di partito hanno a più riprese attentato; dei precari e della condizione di precarizzazione del lavoro e degli apprendimenti, che da troppi anni costituiscono la normalità italiana.

Temo non riceverò risposta a nessuna delle domande. Se il miracolo dovesse avvenire, vi faccio un fischio. È certo però che il cambiamento di rotta clamoroso – il passaggio da un programma aggressivo, degno della parte politica a cui lui sostiene di contrapporsi, a mantra buonisti, generici e falsamente rassicuranti – non promette nulla di buono per il futuro delle politiche scolastiche; quel che abbiamo in mano, ora, appare solo un’ulteriore e più pericolosa ventata di strumentale demagogia preelettorale. In questo momento, purtroppo, il pessimismo della ragione sembra prevalere sull’ottimismo della volontà.

Marina Boscaino

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