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Manifesto per la difesa della scuola pubblica, statale, libera e democratica

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La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha sop­presso la libertà e la demo­cra­zia nella scuola pub­blica di Stato.
Nell’approvarla nono­stante il netto e pres­so­ché una­nime dis­senso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue com­po­nenti, il Par­la­mento ha com­piuto il lungo per­corso di dismis­sione della fun­zione civile dell’istruzione sta­tale avviato con l’autonomia sco­la­stica. L’autonomia orga­niz­za­tiva e gestio­nale ha can­cel­lato l’unitarietà del sistema e ha posto i sin­goli isti­tuti sco­la­stici in com­pe­ti­zione tra loro, pri­vando l’istruzione della sua natura di diritto/dovere e tra­sfor­man­dola in una merce, sog­getta alle leggi della domanda e dell’offerta.
Ampu­tata della pro­pria fun­zione civile, l’istruzione pub­blica è stata ridotta alla mera fun­zione eco­no­mica, per il con­trollo della quale si è isti­tuito il Sistema Nazio­nale di Valu­ta­zione, che deter­mina gli obiet­tivi didat­tici e com­mis­sa­ria gli isti­tuti sco­la­stici che ad essi non si conformino.

Con la legge n. 107/2015 il Par­la­mento è inter­ve­nuto su mate­ria di rango costi­tu­zio­nale, qual è la scuola, mal­grado la sua com­po­si­zione risul­tasse dele­git­ti­mata oltre l’ordinaria ammi­ni­stra­zione dalla sen­tenza n. 1/2014 della Corte Costi­tu­zio­nale.
La legge n. 107/2015:

– ha sot­to­po­sto i docenti pre­cari al ricatto della scelta tra lavoro e diritti;
– sog­gioga i lavo­ra­tori alle scelte arbi­tra­rie del Diri­gente sco­la­stico che può di fatto a pro­pria discre­zione col­lo­carli in mobi­lità, deman­sio­narli, san­zio­narli con pro­ce­dura mono­cra­tica;
– con l’Alternanza Scuola-Lavoro, ha pie­gato il diritto allo stu­dio in sfrut­ta­mento del lavoro mino­rile, attri­buendo alle scuole l’esercizio di un capo­ra­lato isti­tu­zio­nale;
– ha espro­priato i docenti della pro­pria auto­no­mia pro­fes­sio­nale tra­sfe­rendo all’INVALSI la tito­la­rità dei para­me­tri di giu­di­zio dell’attività di insegnamento.

La legge n. 107/2015 palesa nel suo stesso arti­co­lato, che con­sta di un unico arti­colo con 212 commi – di cui 11 di dele­ghe gene­ri­che al Governo — la vio­lenza eser­ci­tata sulle pro­ce­dure legi­sla­tive pre­vi­ste dall’Ordinamento. La mani­fe­sta vio­la­zione dei prin­cipi costi­tu­zio­nali dell’identificazione del lavoro come valore fon­dante della Repub­blica (Art. 1), dell’eguaglianza dei cit­ta­dini davanti alla legge (Art. 3), del diritto al lavoro (Art. 4), del diritto alla mani­fe­sta­zione libera del pro­prio pen­siero (Art. 21), della libertà di inse­gna­mento (Art. 33), del vin­colo per l’iniziativa eco­no­mica pri­vata a non potersi svol­gersi in con­tra­sto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana (art. 41), della pere­qua­zione con­tri­bu­tiva (Art. 53), del diritto del Par­la­mento di defi­nire prin­cipi, cri­teri diret­tivi e vali­dità tem­po­rale della delega affi­data all’Esecutivo (Art. 76), dell’imparzialità dell’Amministrazione (Art. 97) impone alle cit­ta­dine e ai cit­ta­dini che si rico­no­scano nei valori della Repub­blica nata dalla Resi­stenza, di con­trap­porsi con ogni mezzo lecito all’attuazione della sud­detta legge, in virtù di quel prin­ci­pio non scritto, mai riget­tato e pie­na­mente vigente, che nei lavori dell’Assemblea Costi­tuente si con­densò nella seguente formulazione:

“Quando i poteri pub­blici vio­lino le libertà fon­da­men­tali ed i diritti garan­titi dalla Costi­tu­zione, la resi­stenza all’oppressione è diritto e dovere del cit­ta­dino.” (onn. Giu­seppe Dos­setti e Mario Cevolotto)

Le cit­ta­dine e i cit­ta­dini, le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori che si rico­no­scono in que­sto Mani­fe­sto, dichia­rano di dare imme­diato avvio a tutte le pra­ti­che di cor­retta infor­ma­zione, resi­stenza e di disob­be­dienza civile intese a disar­ti­co­lare l’impianto della scuola dise­gnato dalla sud­detta legge, nella chiara e con­vinta con­sa­pe­vo­lezza di agire nell’interesse della comu­nità, per la difesa dei prin­cipi di ugua­glianza, libertà e di giu­sti­zia sociale a cui sono stati edu­cati e in cui pro­fes­sano fede, su di un fronte che non con­sente alcun mar­gine di com­pro­messo e nel quale a cia­scuno viene chie­sto di sce­gliere di col­lo­carsi in soli­da­rietà alla lotta, fino alle ultime conseguenze.

Con­te­stual­mente, le cit­ta­dine e i cit­ta­dini, le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori che si rico­no­scono in que­sto Mani­fe­sto si impe­gnano, nelle isti­tu­zioni sco­la­sti­che e nella società civile, ad ela­bo­rare e spe­ri­men­tare espe­rienze di didat­tica col­la­bo­ra­tiva, inclu­siva, egua­li­ta­ria e cri­ti­ca­mente for­ma­tiva per la costi­tu­zione della scuola in comu­nità edu­cante libera e demo­cra­tica.
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Ludo­vico Chia­nese, Lucia Fama, Fer­di­nando Goglia, Mar­cella Raiola, Mas­simo Mon­tella per il gruppo di lavoro Cobas Scuola Napoli, Coor­di­na­mento napo­le­tano per la difesa della Scuola pub­blica e Coor­di­na­mento Pre­cari Scuola Napoli.

Primi fir­ma­tari: Giu­seppe Ara­gno, sto­rico, Piero Bevi­lac­qua, ordi­na­rio Sto­ria Con­tem­po­ra­nea Uni­ver­sità La Sapienza, Roma; Roberto Cic­ca­relli, gior­na­li­sta del Mani­fe­sto e filo­sofo; Erri De Luca, scrit­tore; Luigi De Magi­stris, Sin­daco di Napoli; Angelo D’Orsi, ordi­na­rio di Sto­ria del pen­siero poli­tico, Uni­ver­sità di Torino; Cri­stiana Fia­mingo, Sto­ria delle rela­zioni inter­na­zio­nali, Uni­ver­sità Sta­tale, Milano; Ugo Oli­vieri, docente di Let­te­ra­tura ita­liana, Uni­ver­sità Fede­rico II, Napoli; Vale­ria Pinto, docente di filo­so­fia teo­re­tica Uni­ver­sità Fede­rico II, Napoli; Ros­sana Ros­sanda, gior­na­li­sta e scrit­trice; Sara Sap­pino, sto­rica, Enzo Scan­durra, ordi­na­rio di Urba­ni­stica Uni­ver­sità degli Studi La Sapienza, Roma, padre Alex Zano­telli, mis­sio­na­rio com­bo­niano, Fer­di­nando Impo­si­mato, magi­strato.

Per ade­rire scri­vere a geppinoaragno@​libero.​it.

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